
L’articolo 41 della nostra Carta costituzionale è sicuramente uno dei più significativi ed allo stesso tempo uno dei più discussi in quanto c’è chi pensa che, ad oggi, non garantisca a sufficienza l’economia di mercato.
In esso ci sono tre disposizioni fondamentali: 1) il principio della libertà della iniziativa economica privata, 2) le limitazioni a cui tale iniziativa è sottoposta, 3) le modalità di intervento pubblico necessario affinché l’attività economica possa essere indirizzata e coordinata.
Tale articolo è il risultato di un lavoro faticoso fatto di incontro e mediazione tra ideologie diverse con l’ambizione di costruire un nuovo progetto civile; una mediazione tra le posizioni portate avanti dalle tre correnti di pensiero prevalenti dell’epoca e cioè quella marxista, quella cattolica e quella liberale e dispone, da una parte, una forte difesa del principio della libera attività economica privata e dall’altra pone dei vincoli a tale iniziativa anche attraverso l’intervento pubblico in economia.
Questo connubio tra i valori della libertà individuale di fare impresa e la necessità di un controllo dello Stato ha portato a definire il modello economico italiano come un modello di economia mista che riconosce ampia libertà all’iniziativa privata, secondo i principi di base del liberismo economico, ed allo stesso tempo le condiziona all’attuazione del progetto sociale, all’utilità sociale auspicando l’intervento dello Stato in economia per garantirla in accordo con la visione keynesiana. Del resto, questo articolo è stato formulato in un contesto storico, politico e culturale nel quale era prevalente una visione interventista dello Stato in economia. Successivamente le cose sono cambiate e si è affermata una visione dell’economia che ripone maggiore fiducia nel mercato prevedendo un ridimensionamento del ruolo dello Stato. Oggi, però, la crisi finanziaria ha portato a nuovi cambiamenti con conseguenze tese a ridimensionare quella visione fortemente ottimistica del mercato in economia. Ancora oggi si assiste a una serie di oscillazioni tra visioni diverse del rapporto tra Stato e mercato e questo rende l’articolo 41 della nostra Costituzione un riferimento solido con un equilibrio che non è assolutamente superato.
Le considerazioni fatte sin ora mi portano a ritenere che la Costituzione debba misurarsi con l’evoluzione storica e con l’emergere di nuove forme di utilità sociale collegate anche ai cambiamenti che avvengono nella società in seguito al progresso. Quindi, il discorso si sposta su come riconoscere l’utilità sociale e sulla politica che attraverso la legislazione deve mostrare sensibilità nei riguardi dei cambiamenti culturali e sociali in atto.
Quindi nell’attuare l’art. 41 ritengo che bisogna tener conto dell’esperienza orientandoci ad una visione dello Stato che regola il mercato stimolandone le finalità sociali. In fondo, l’obiettivo è secondo una impostazione personalistica difendere la centralità della persona inserita in un determinato contesto sociale. L’equilibrio è alla base di uno sviluppo sostenibile ed è quello che la nostra Carta costituzionale, adeguatamente interpretata, garantisce.
On.le Fabio Porta, già Presidente del Comitato Italiani nel mondo e Promozione del Sistema Paese; Laureato in sociologia economica. Dal 2008 al 2018 è stato deputato e nel 2022 Senatore. Attualmente è deputato in carica al Parlamento Italiano.

