Serve una forte credibilità di medio termine delle politiche governative
“Spiriti animali” è il titolo di un volume scritto da due Premi Nobel per l’Economia George Akerlof e Robert Shiller, sul ruolo che i fattori emotivi, le propensioni psicologiche, le attese e le proiezioni sul futuro hanno nell’influenzare, spesso in maniera decisiva, l’andamento delle grandezze economiche.
Gli autori riprendono considerazioni già formulate da John Maynard Keynes sulla sostanziale instabilità degli atteggiamenti imprenditoriali nel programmare i propri investimenti e quindi dare un essenziale contributo ai processi di crescita economica. Siamo immersi nell’“era dell’incertezza”, una incertezza permanente connessa ad eventi che una volta erano considerati poco probabili e che invece sperimentiamo sempre più frequentemente.
Nel linguaggio paludato degli economisti vengono definiti shock sistemici, ossia in grado di influenzare in tempi molto rapidi praticamente tutta l’economia mondiale. L’incertezza è aumentata e non da oggi: l’indice dell’incertezza economica globale segna un trend marcatamente crescente almeno a partire dal 2016, anche se ha avuto un’impennata per effetto del Covid-19.
Le attese di imprese e famiglie contano sempre di più e sono sempre più volatili. È stato un altro Premio Nobel per l’economia, Milton Friedman, a sottolineare l’importanza delle aspettative nell’auto-alimentare l’inflazione. Erano gli anni Settanta del secolo scorso, stagione in cui si sperimentò su larga scala la stagflazione – ossia la coesistenza di inflazione e stagnazione economica – generata da uno shock di offerta, causato dal fortissimo (tre volte) e repentino aumento del prezzo del petrolio da parte del Cartello dei produttori OPEC. Friedman sostenne, al di là della ricetta monetarista che avrebbe aperto il campo all’approccio neo-liberista, che avremmo dovuto attentamente considerare l’influenza sulla situazione attuale delle previsioni future delle persone.
Una lezione molto attuale quando l’enorme espansione delle forme di comunicazione attraverso la rete digitale rende ancora più fluttuanti le aspettative e alimenta gli “spiriti animali”, basti pensare che il traffico mensile globale di dati passerà dai 230 exabytes (un trilione di bytes ossia bytes) del 2020 a 780 exabytes nel 2026. Dinanzi all’incremento dei costi delle materie prime (anche in questo caso come negli anni Settanta amplificato da una guerra, allora quella dello “Yom Kippur”, oggi il conflitto Russo-ucraino), da diverse parti si paventa il rischio di una nuova stagflazione. Come nel passato la crescita dei prezzi delle materie prime causa un maggior livello dei prezzi che, alimentato da aspettative di ulteriori aumenti, potrebbe portare da un lato a ridurre gli acquisti delle famiglie, dall’altro a contrarre gli investimenti delle imprese.
L’aumento dell’incertezza auto-alimenta aspettative peggiorative anche indipendentemente dalla realtà delle grandezze economiche fondamentali, per effetto di considerazioni di ordine psicologico. Recenti studi dimostrano che le famiglie ancorano le loro previsioni all’aumento dei prezzi di alcuni beni di acquisto frequente, che potrebbero subire incrementi superiori rispetto al tasso generale di inflazione. È il caso per esempio dei generi alimentari di uso ricorrente, come il latte, o altri prodotti di generale utilizzo: se i prezzi di questi beni (che rappresentano magari una modesta frazione degli acquisti complessivi) salgono più velocemente di altri, l’inflazione percepita sarà superiore a quella media (riferita a un più vasto paniere di beni) e i comportamenti anticiperanno una spirale inflattiva, rendendola effettiva.
Per i principali paesi europei, tra cui l’Italia, un punto percentuale in più di inflazione percepita comporta un incremento dello 0,38% delle aspettative inflattive. In tal modo si autoalimenta la crescita dei prezzi, anche quando dal punto di vista macroeconomico ci sono fondate ragioni per ritenere che l’incremento sia solo transitorio. Ma la forza dei comportamenti è superiore a quella della teoria e come ci ricorda lo stesso Keynes quando cambiano i fatti occorre modificare le teorie.
Prendere coscienza dell’importanza degli spiriti animali significa allora rafforzare i messaggi di credibilità delle istituzioni e delle banche centrali e farlo comunicando in maniera più diretta e immediata non tanto con i mercati finanziari, che sono in grado di percepire anche indicazioni tecnicamente complesse, ma soprattutto con le famiglie e le imprese attraverso comportamenti concreti che ristabiliscano la fiducia sulla transitorietà di questa situazione.
Dinanzi a tanti messaggi allarmistici che alimentano la sfiducia, e si stanno traducendo in un peggioramento del “sentiment” di famiglie e imprese per i prossimi mesi, serve perciò una chiara linea di azione, che riguarda l’oggi ma sia proiettata sul futuro, per rassicurare sulla temporaneità del fenomeno e sulla capacità degli interventi di ristoro nel farvi fronte, con un profilo temporale coerente per modificare le aspettative.
Negli anni Ottanta la stagflazione fu debellata grazie alla recuperata credibilità delle banche centrali nel definire impegni pluriennali coerenti in termini di target monetari e tassi d’interesse, oggi la possibilità di superare i timori di una nuova stagflazione si basano sulla capacità dei governi di essere realmente credibili agli occhi di imprese e famiglie anche (anzi soprattutto) con riferimento alle politiche per il futuro.
di Gaetano Fausto Esposito, Direttore Generale Centro Studi delle Camere di Commercio “Guglielmo Tagliacarne” e docente di Economia Politica all’Universitas mercatorum. Autore di numerosi saggi e volumi sui temi dell’economia finanziaria e dello sviluppo, dell’economia industriale e dei processi di internazionalizzazione delle imprese. Attualmente si occupa del ruolo dei processi fiduciari nello sviluppo economico e di economia della sostenibilità istituzionale.
