A marzo 2026 le vendite al dettaglio in Italia registrano un aumento rispetto al mese precedente: +0,8% in valore e +0,7% in volume. Lo rileva Istat (link ai dati completi in pdf), evidenziando un andamento positivo sia per i beni alimentari sia per quelli non alimentari. Nel dettaglio, le vendite di prodotti alimentari crescono dello 0,9% in valore e dello 0,5% in volume. Anche i beni non alimentari mostrano un aumento, pari a +0,7% in valore e +0,9% in volume. Il bilancio del primo trimestre 2026 è anch’esso positivo: rispetto ai tre mesi precedenti, le vendite segnano un +0,6% in valore e +0,2% in volume. La crescita riguarda entrambe le categorie merceologiche, anche se risulta più marcata in termini di valore.
Su base annua le vendite al dettaglio aumentano del 3,7% in valore e del 2,1% in volume. I beni alimentari crescono del 4,3% in valore e dell’1,5% in volume, mentre i beni non alimentari segnano rispettivamente +3,3% e +2,7%. Tra i prodotti non alimentari, gli incrementi più significativi riguardano il settore informatica e telecomunicazioni (+8,6%), mentre si registra un calo per calzature e articoli in cuoio (-1,3%). Tutte le forme distributive risultano in crescita rispetto a un anno fa: la grande distribuzione (+3,7%), i piccoli negozi (+3,1%), le vendite fuori dai negozi (+3,4%) e soprattutto il commercio elettronico, che segna l’aumento più alto con +11,2%.
Confcommercio: “La nostra economia dà segnali di vivacità”
Commentando i dati sulle vendite al dettaglio, il direttore dell’Ufficio Studi, Mariano Bella, ha sottolineato che “il dato di marzo sulle vendite conferma che, al di là di comprensibili preoccupazioni e paure, la nostra economia è ancora attraversata da molteplici spunti di vivacità, molti dei quali avevano già caratterizzato l’ultima parte del 2025. Da alcuni mesi, seppure con alcuni elementi di discontinuità, i volumi dei beni acquistati dalle famiglie sono in recupero, con miglioramenti che sembrano interessare diversi format distributivi. Alla luce di alcune indicazioni relative ad aprile – vendite di auto ancora positive, una percezione del reddito familiare non negativa, miglioramento dell’indice PMI manifatturiero e un turismo ancora vivace – i paventati catastrofici effetti derivanti dal conflitto in Medio Oriente non si sono ancora manifestati”.
“E’ chiaro – ha detto Bella – che sul versante dei consumi i moderati miglioramenti degli ultimi mesi non riescono a compensare le importanti perdite subite dalle vendite al dettaglio nel medio periodo, soprattutto per le imprese di minori dimensioni. Ed è altrettanto ovvio che permangono rischi rilevanti per una seconda parte dell’anno più complicata. Infatti, la crisi potrebbe accentuare la tendenza alla ripresa dell’inflazione, con il trasferimento dall’energetico ad altre filiere, trasformando quello che, al momento, è un timore di un possibile peggioramento della situazione in concreti comportamenti restrittivi sulla domanda delle famiglie”.

