Gli investimenti in attività immateriali come ricerca e sviluppo, formazione delle risorse umane, pratiche manageriali, ecc. sono i driver dell’innovazione e quindi dello sviluppo e la triangolazione tra imprese, banche e Università incrementa le performances aziendali.
In Italia a partire dal 2008 gli investimenti intangibili hanno registrato una crescita superiore a quella in beni materiali (macchine, attrezzature, ecc.) rispettivamente l’89% contro il 49%. Tuttavia, restiamo dietro ai nostri principali competitor: in termini di incidenza sul pil nel 2023 gli asset intangibili pesano da noi per l’8,4% contro quasi il 17% degli USA, il 16% della Francia, il 14% della Gran Bretagna e il 10% della Germania.
Lo ha detto Gaetano Fausto Esposito, direttore generale Istituto Guglielmo Tagliacarne, nel suo intervento al convegno “Imprese, Banche, Università. Energie per la crescita”, ora in corso presso l’Università degli Studi di Ferrara.
Il rapporto congiunto imprese, Università e banche – ha sottolineato Esposito – migliora la propensione delle imprese a sviluppare investimenti in duplice transizione (digitale e green) e fa crescere fatturato ed esportazioni. In particolare questo capita quando le banche instaurano con le imprese un rapporto di tipo “relazionale”, che va oltre la semplice concessione del credito e si estende al miglioramento delle strategie finanziarie, supportandole con risorse e consulenze su progetti per l’innovazione. Il 30% delle imprese che non ha rapporti con banche e università effettua investimenti al riguardo, quota che sale al 55% per quelle che hanno un rapporto di relazione sia con le Università che con le banche.
Non solo: negli anni 2021-2023 le imprese che non hanno avuto rapporti né con banche né con Università hanno contratto il loro stock di investimenti intangibili del 6,5%, contro un incremento del 15% di quelle che hanno avuto rapporti con entrambi i soggetti. Da qui l’opportunità – ha concluso il direttore generale – di favorire relazioni congiunte, anche attraverso l’attività delle istituzioni del territorio, come le Camere di commercio, considerato che nel 47% dei casi le aziende che hanno relazioni congiunte con banche e Università intrattengono anche saldi rapporti con le istituzioni locali.

