Nel Documento di finanza pubblica la crescita è vista al ribasso per i prossimi tre anni: +0,6% nel 2026 e 2027 (+0,7 e +0,8 rispettivamente le stime precedenti) e +0,8% nel 2028 (+0,9% la previsione precedente).
Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera il 22 aprile scorso al Documento di finanza pubblica 2026 aggiornando al ribasso le stime per il Pil, che nel 2026 e 2027 è visto in crescita dello 0,6% (+0,7 e +0,8 rispettivamente le stime precedenti) e nel 2028 dello 0,8% (+0,9% la previsione precedente). Il debito è visto al 137,1 nel 2025, al 138,26 nel 2026, al 138,5 nel 2027 e al 137,9 nel 2028, dati che “risentono ancora delle rate del vecchio Superbonus ci pesa per 40 miliardi nel 2026 e poi ci sarà la coda di 20 miliardi nel 2027, senza l’andamento del debito sarebbe stato discendente”, ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in conferenza stampa.
“Abbiamo approvato il Dfp un po’ diverso rispetto a quello cui eravamo abituati: si tratta di una fotografia dell’andamento di finanza pubblica collegata all’andamento dell’economia. La naturale premessa è che non viviamo in circostanze normali, ma di tipo totolamente eccezionale e quindi le previsioni contenute nel documento, validate dall’Upb, inevitabilmente sono già oggi discutibili ma ahimè nelle prossime settimane meritevoli di ulteriori aggiornamenti”, ha aggiunto.
L’Italia, intanto, continuerà ad essere coinvolta nella procedura Ue per deficit eccessivo. Eurostat ha infatti ufficializzato che nel 2025 il rapporto deficit/Pil è stato del 3,1%, oltre la soglia massima del 3% come avvenuto per altri dieci Paesi (“maglia nera” la Francia a -5,5%).

