Dazi, dall’Unione Europea sì all’accordo con gli Usa

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I membri del Parlamento europeo e gli Stati membri dell’Unione europea hanno raggiunto nelle prime ore del 20 maggio un accordo provvisorio per l’attuazione dell’accordo commerciale  di Turnberry, concluso nella scorsa estate con gli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump aveva minacciato l’Ue di imporre nuovi dazi in caso di mancata ratifica dell’accordo entro il 4 luglio.

“Accogliamo con soddisfazione la notizia e ci auguriamo che l’intesa raggiunta da Parlamento e Consiglio Ue conduca finalmente ad un partenariato transatlantico stabile, prevedibile ed equilibrato”. Questo il commento di Riccardo Garosci, presidente dell’Associazione italiana commercio estero  e vicepresidente di Confcommercio con delega all’Internazionalizzazione, secondo il quale “in quest’ultimo periodo il danno maggiore alle nostre imprese nelle relazioni di import ed export con gli Stati Uniti proveniva principalmente dalla situazione di incertezza e confusione creata dal susseguirsi di misure protezionistiche introdotte dagli Usa. Il tornare con certezza alla soglia daziaria del 15% porterà quanto meno a un contesto commerciale stabile, così da consentire alle nostre imprese di programmare il futuro e consolidare gli accordi con clienti e fornitori statunitensi.

“La concessione data agli Usa di eliminare le sovrattasse superiori al 15% entro fine anno è ragionevole e importante per sbloccare lo stallo in cui ci si era trovati. Ora ci auguriamo che il processo legislativo proceda rapidamente, sempre nell’interesse delle imprese italiane che operano sui mercati esteri ed in particolare su un mercato come quello statunitense che ormai rappresenta stabilmente il secondo mercato di sbocco per l’export italiano ed il primo mercato extra Ue. Nonostante l’incertezza dettata dalle misure protezionistiche, lo scorso anno l’export verso gli Usa è cresciuto del 7,2%, sebbene spinto quasi esclusivamente dai settori farmaceutico e della cantieristica navale.  Anche nel mese marzo l’export italiano verso gli USA è cresciuto dell1,6%.Con una situazione più stabile, la speranza è che l’export verso gli Usa torni a crescere anche negli altri settori a cominciare dal tessile e dall’agroalimentare”, ha concluso Garosci.

Dazi Usa al via: l’Europa “cede” sul 15% per salvare l’export

Sono entrati in vigore alle 6 di giovedì 7 agosto (la mezzanotte negli Stati Uniti) 2025 i nuovi dazi statunitensi sui prodotti di decine di economie mondiali. Sulle merci europee esportate negli Stati Uniti, come da accordo raggiunto nei giorni scorsi tra Unione europea e Usa, si applica un dazio medio del 15%. Non è lo zero inizialmente auspicato, né il 10% su cui Bruxelles aveva tentato di convergere. Ma abbastanza per evitare la guerra commerciale con il principale partner economico dell’Unione.

Per le imprese europee, italiane incluse, il colpo è sensibile ma non paralizzante. Il cambio forte del dollaro amplifica l’impatto, ma lo scenario peggiore – un 30% generalizzato in assenza di accordo – è stato evitato. Alcune stime parlano di un impatto sul Pil dell’Eurozona pari a -0,2 punti percentuali, che salgono a -0,3 per economie più esposte come Germania e Italia. Il dazio del 15% assorbe quelli precedenti e si applicherà alla gran parte delle categorie merceologiche. L’automotive, oggi colpito da un prelievo del 27,5%, beneficia di uno sconto netto, come già concesso al Giappone. Più incerta la posizione della farmaceutica, ancora oggetto di negoziazione. Per acciaio e alluminio resta in vigore la barriera del 50%, anche se in prospettiva si discute un possibile meccanismo di quote.