Giovane ed europea: la nuova fase dell’emigrazione nel RIM 2023

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Nonostante gli effetti del post-Covid, gli italiani all’estero continuano a crescere, anche se in maniera meno sostenuta rispetto agli anni precedenti. E l’Italia che risiede all’estero è sempre più giovane ed è sempre più europea. Questo fatto dimostra come siamo di fatto entrati in una nuova fase della mobilità italiana. Dal 2006 ad oggi, infatti, gli iscritti all’AIRE sono aumentati del 91%. In particolare sono aumentate le italiane all’estero (+99,3%) e gli over 65 (+109,8%). Ma, negli ultimi anni, a lasciare l’Italia sono stati soprattutto i giovani e i giovani adulti che, non trovando margini di partecipazione all’interno dei propri territori, sono andati alla ricerca di spazi di protagonismo altrove nel mondo (+4 rispetto al 2021, +10 rispetto al 2020). Oggi si contano quasi 6 milioni di iscritti all’AIRE (5.933.418 per la precisione), che rappresentano il 10,1% dei 58,8 milioni di italiani residenti in Italia. Un’Italia che continua, inesorabilmente, a perdere residenti (-132.405 persone, -0,2%) anche e soprattutto a causa di una depressione demografica sempre più attore centrale della situazione sociale ed economica del Paese. Di questi 6 milioni di residenti all’estero, il 44,9% ha tra i 18 e i 49 anni e il 54,7% risiede in Europa (anche se la comunità italiana all’estero più estesa è in Argentina, 15,5% del totale).
Questi sono alcuni tra i più importanti dati emersi dal nuovo numero del “Rapporto Italiani nel mondo – RIM 2023” presentato questa mattina, mercoledì 8 novembre, dalla Fondazione Migrantes a Roma. Una presentazione, quella odierna, molto partecipata, tra autorità, istituzioni, politica, mondo dell’emigrazione, e autori e autrici che dall’Italia e dall’estero hanno lavorato a diversi saggi per questo 18esimo volume.
La presentazione, moderata dal direttore del Tg2, Antonio Preziosi, ha preso il via con la lettura del messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha ricordato come quella di partire per lavorare all’estero “debba essere una scelta libera, non un obbligo di fatto”. Per questo, il Capo di Stato si è rivolto direttamente alla politica affinché questa accetti la sfida di “riportare nel nostro Paese professionalità, esperienze e risorse umane”, contrastando “l’impoverimento” sociale e culturale che si porta dietro l’emigrazione. “La politica deve cogliere questa sfida per il futuro del nostro Paese”, ha concluso la lettera del Capo dello Stato accolto dagli applausi degli astanti.
A prendere parola per i saluti iniziali, poi, è stato Monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, che ha ricordato in apertura “l’ancestrale vocazione italiana alla mobilità”, che rende questo fenomeno un fenomeno “strutturale”. Felicolo si è detto molto contento per il legame che il RIM è riuscito a creare in questi 18 anni di progetto e di studio. Per quest’edizione, ha ricordato, sono 57, tra autori e autrici, ad essere stati coinvolti nel progetto. Il Presidente della Fondazione Migrantes si è detto dunque grato a loro e ai fedeli lettori del RIM, auspicandosi che “tutti ci trovino utili informazioni” e possano “lavorarci per un fine comune”. Infatti, secondo le parole di Felicolo “il RIM vuole essere questo: alzare lo sguardo da noi stessi, dalle nostre preoccupazioni. Vuole alzare lo sguardo per guardare il mondo, gli italiani e le loro complessità – ha concluso prima di ringraziare la curatrice, Delfina Licata -. E vuole anche essere un “noi”, non un “io””.
In seguito, ha prima parlato, poi presentato un video riassuntivo, Paolo Pagliaro, direttore dell’agenzia 9Colonne, che ha spiegato le ragioni per cui il RIM rappresenti un “oggetto prezioso”: il primo è “perché parla di noi tutti”, perché parlando di “italiani nel mondo parla di italiani in Italia, parla dei motivi che hanno spinto a partire, parla di chi è spinto a tornare, di giovani, della loro vitalità, delle loro deprivazioni; parla del lavoro che li spinge ad andarsene, dei salari bassi (guadagno in media 3.700 euro in meno rispetto ai colleghi europei e 8 mila in meno rispetto ai tedeschi, ndr), parla dei flussi impetuosi, inarrestabili e monodirezionali, dell’utilità dei migranti stranieri in Italia, di quanto potrebbero essere utili ma di quanto siano inutilizzati. E parla anche di un Paese resiliente”. Il secondo merito del RIM secondo Pagliaro è che “non cede alla tentazione dello storytelling”; e la terza motivazione, sempre secondo il direttore di 9Colonne, è che “non ha la pretesa di dare a tutto una risposta. Non ha approcci dogmatici e pone domande giuste”.
Entrando nel cuore della presentazione, ha preso poi parola un’emozionata Delfina Licata, sociologa delle migrazioni nonché curatrice del RIM, che, dopo aver tracciato la parabola dei 18 anni di RIM, con le sue oltre 9 mila pagine di studi e analisi, ha spiegato un po’ i numeri dell’edizione 2023. Un’edizione che spiega non solo l’Italia all’estero ma anche l’Italia in Italia, che è sempre più il “Paese della mobilità, interculturale e demograficamente fragile in un Europa che si accinge a vivere una fase preoccupante per il calo demografico, che invecchia e rischia di mettere in crisi il sistema di welfare”. E l’Italia, in questo senso, è “il Paese più fragile e compromesso in Europa“. “Cosa dobbiamo fare?” si è chiesta la curatrice. “Prendere coscienza di quanto i giovani siano oggi preziosi – si è risposta -. Esiste una questione giovanile, che ha un forte accento in questo RIM 2023. Giovani che sono naturalmente portati alla mobilità (+44% nell’ultimo anno), che però sono anche obbligati ad andare via, causa ineguaglianza, ingiustizia e deprivazione”. Sono proprio questi fatti che portano la dottoressa Licata a concludere che siamo di fronte ad “una nuova fase della mobilità italiana“. I giovani, infatti, “partono meno spavaldi e più indecisi. Gli espatriati sono diminuiti (quest’anno poco più di 80 mila partenze, per il secondo anno di fila. Gli anni precedenti erano stati sempre più di 100 mila). C’è indecisione per la fragilità di partenza e per la fragilità di arrivo. E il 37% dichiara di voler tornare, e sarebbero di più se si capisse che non servono solo incentivi fiscali ma servono anche conoscenza delle dinamiche, attenzione all’accoglienza e la valorizzazione dell’esperienza migratoria. Perché chi torna non è mai uguale a come era partito. Servono anche benefici costruiti dal basso, ossia beneficio territoriale e sostegno alle famiglie. La riforma è lontana dalla realtà e devono essere ripensate”. Anche per questo, Delfina Licata si è auspicata l’inserimento dell’insegnamento dell’emigrazione nelle nostre scuole “per capire chi siamo, chi eravamo e delle trasformazioni attuali”. E bisogna anche stare attenti ai rientri, di giovani e giovani adulti, ma anche dei pensionati. “Il ritorno non è solo di persone, ma anche di tradizioni e abitudini che richiamano l’esperienza migratoria vissuta. L’essere in mobilità non significa mai essere assenti – ha concluso la curatrice -, ma significa essere diversamente presenti”.
Sono interventi a distanza anche Paolo Gentiloni, commissario Ue per gli Affari Economici e Monetari, cha ha inviato un video messaggio, e il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani. Il primo che si è detto sorpreso da alcuni dei dati del RIM, alcuni positivi, tra cui la maggiore integrazione europea e il calo degli espatriati dell’ultimo anno, e altri negativi, come un “livello di crescita insoddisfacente in Italia che ha spinto giovani ad andare fuori”. “Bisogna riflettere sul fenomeno”, secondo il Commissione Ue, secondo cui bisogna anche riflettere sul dato degli “stranieri in Italia” che sono “meno degli italiani all’estero (5 milioni circa), contrariamente da quanto si dice da una certa narrazione”. “La sfida della migrazione – secondo lui – va gestita con politiche strutturali, non con una logica di emergenza e della paura. La gestione dei flussi è necessaria e va gestita con umanità e lungimiranza, anche economica”.
Il Ministro Tajani, invece, a causa del G7 che lo vede impegnato a Tokyo, ha affidato a Davide Dionisi, suo portavoce a Palazzo Chigi, la sua lettera per il RIM: “la migrazione è un fenomeno che fa parte della storia umana e il Governo lo ha affrontato sin dal momento del suo insediamento – ha spiegato il Ministro -. Ma la necessità dell’accoglienza va coniugata con quella di “una vita dignitosa e pacifica” sia per i migranti che per gli abitanti dei Paesi di arrivo”. Secondo Tajani “le comunità italiane nel mondo possono essere considerate un modello, sotto questo punto di vista. Con il passare del tempo hanno acquistato, anziché perderla, la consapevolezza della propria identità, ponendosi anche obiettivi di carattere politico in quanto collettività di origine italiana. Ed anche per questo offrono un grande apporto nel processo di internazionalizzazione che l’Italia deve assolutamente attraversare per tenere il passo con gli altri paesi nell’era della globalizzazione”.
Secondo le parole del Ministro, in conclusione, il “Governo è interessato al tema degli italiani all’estero, alla sua integrazione e alla sua valorizzazione. Così come ai rientri di chi torna in Patria. Il governo punta su questo”.
A dialogo sul RIM 2023 si sono poi seduti il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, accompagnato da Francesco Maria Chelli, Presidente dell’Istat, e Mauro Magatti, sociologo ed economista dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Secondo Zuppi, il RIM è una “miniera per capire la complessità dell’Italia dal quale emerge un mosaico di complessità”. Però, secondo lui è fondamentale “uscire dalla polarizzazione”. “Proviamo a capire, non a schierarci – ha sottolineato -, sennò si perde l’insieme e non si capiscono le soluzioni che ci impongono. Il PNRR ci pone la domanda “cosa vogliamo essere?” e questo strumento è molto utile. Evidenzia il momento che stiamo vivendo. Fa capire l’idea della scelta. Ti fa guardare allo specchio. L’Italia, mi ha detto uno statistico, è un Paese in lenta estinzione. Però c’è ancora qualcosa che si può fare. E lo dobbiamo fare”. “Intanto – ha concluso il Presidente del CEI – potremmo fare il passaporto, l’esercito e il fisco europeo. In modo da guardare in maniera larga a chi siamo e cosa vogliamo essere in futuro”.
Il presidente dell’Istat Chelli, invece, ha presentato l’Italia e le migrazioni dal punto di vista della statistica, rimarcando specialmente come l’Europa ormai sia diventata la meta principale.
Il terzo, il sociologo ed economista Magatti, si è complimentato con i curatori le curatrici del RIM: “la ricerca serve a riflettere”. Due cose ha voluto sottolineare: “questo rapporto ci spinge a rivedere, al di là delle polarizzazioni, quel processo umano e complesso che è la mobilità, che è un processo che ci è sempre stato e che può essere tante cose. Sarebbe bello che il RIM facesse fare un passo avanti nel dibattito pubblico su questo tema, che è un tema inevitabile nella forma mentis sociale umana, e non guardare solo la questione migratoria come un fenomeno o positivo o negativo”. E poi, “il RIM aiuta a guardare lo stato attuale dell’Italia. E fa vedere come siamo in uno stallo. Debito pubblico e debito demografico fanno paura. L’Italia deve decidere cosa fare nel futuro. Il RIM dice che gli italiani hanno voglia di fare. Bisogna mobilitare risorse e valorizzare queste esperienze, compresi i 6 milioni di italiani all’estero, per avere una visione di futuro”, ha concluso.
A chiudere la giornata di presentazione è stato l’arcivescovo monsignor Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione Cei per le Migrazioni, che ha spiegato come la mobilità si inserisca in un contesto di “debito economico, debito demografico e debito ecologico”. “Leggendo il RIM si nota la fatica di chi emigra oltre di quella di chi entra. Una fatica legata alla precarietà, di disoccupazione, la fatica delle donne che non hanno pari opportunità, la fatica dei giovani che non trovano il loro posto per portare le loro competenze sia sul piano economico che su quello sociale. Noi dobbiamo accompagnare questa fatica, senza dimenticare l’alto tasso di suicidi di italiani a Londra, o in Belgio”. Altri temi importanti sottolineati da Perego per concludere la mattinata, sono stati la natalità e la sua crisi in Italia, e la forza dell’Europa, che è “una casa comune per i giovani. Dobbiamo ricordarcelo anche alle prossime elezioni. Non dobbiamo indebolire l’Europa, perché solo con più coesione i giovani avranno più opportunità, scambio e condivisione. Questo ci porterà a superare e prendere di petto quel debito di cui si parlava”. (l.m.\aise)