giovedì, Settembre 10, 2026
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La terza missione delle università per un impegno sempre più forte nella società…

In una economia sempre più basata sulla conoscenza, sulla sua diffusione e condivisione è fondamentale il ruolo di osmosi e interazione tra università, imprese, istituzioni e società civile.
Alla luce di questa interazione deve essere anche valutata la cosiddetta “terza missione” delle Università, che è quella di incidere sulla società, e che si affianca alle prime due missioni, di formazione e di ricerca.

In questo ambito l’approccio innovativo di favorire la cosiddetta open innovation, ossia la collaborazione con le imprese in progetti di co-innovazione sia con università, che con subfornitori e consumatori. Queste alcune delle riflessioni di Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, nel suo intervento per l’evento “Verso un nuovo modo di valutare l’impatto sociale delle Università” che si è tenuto presso la Sala Gialla del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL).

A questo Esposito ha aggiunto: “Le nostre indagini ci dicono che oggi le piccole e medie imprese che fanno open innovation sono circa un terzo delle pmi e si sono dimostrate più resilienti, perchè hanno maggiori probabilità di recuperare i livelli produttivi pre-covid. Non solo sono molto più attente anche agli aspetti sociali e di riduzione delle disuguaglianze: il 58% di queste imprese investe nel welfare aziendale contro il 38% di chi non fa open innovation, il 35% investe in progetti di valorizzazione del territorio a beneficio delle comunità locali contro il 18%, il 35% collabora con il terzo settore contro il 19%. Le imprese che fanno open innovation sono quindi più flessibili e attente agli aspetti sociali che vanno oltre il semplice conseguimento del profitto.”

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