L’andamento della congiuntura manifatturiera in Piemonte

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L’ANDAMENTO DELLA CONGIUNTURA MANIFATTURIERA IN PIEMONTE:

PRODUZIONE IN CRESCITA (+2,3%), MA L’INCERTEZZA METTE LE IMPRESE
IN GUARDIA

Crescono i volumi produttivi e la domanda interna, mentre l’incertezza sui mercati globali frena l’ottimismo per il breve periodo

Nell’ambito della consueta collaborazione tra Unioncamere Piemonte, Intesa Sanpaolo e UniCredit per il monitoraggio della congiuntura economica piemontese, Unioncamere Piemonte diffonde oggi i dati della 218ª “Indagine congiunturale sull’industria manifatturiera” realizzata in collaborazione con gli Uffici Studi delle Camere di commercio provinciali. La rilevazione è stata condotta nei mesi di aprile e maggio 2026 con riferimento ai dati del periodo gennaio-marzo 2026 e ha coinvolto 1.733 imprese manifatturiere piemontesi, per un numero complessivo di 87.859 addetti e un valore pari a circa 50 miliardi di euro di fatturato.

Nonostante il miglioramento registrato nei mesi di febbraio e marzo, il quadro di fondo dell’industria italiana rimane coerente con uno scenario di stagnazione. La dinamica produttiva nazionale continua a oscillare intorno a livelli sostanzialmente invariati, con rischi orientati al ribasso soprattutto per la restante parte dell’anno.

In questo scenario, l’industria manifatturiera piemontese conferma il proprio trend espansivo. Dopo aver chiuso il 2025 in rinnovata dinamicità con una crescita media annua del 1,4%, nei primi tre mesi del 2026 la produzione industriale regionale registra un incremento del 2,3% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente.

Questo dato positivo, se da un lato sorprende – soprattutto se si considera il deterioramento del contesto geopolitico legato al conflitto in Medio Oriente e ai timori di interruzioni nelle catene globali del valore e nelle forniture energetiche – dall’altro conferma la straordinaria capacità di tenuta del tessuto manifatturiero piemontese. La performance regionale potrebbe tuttavia riflettere un’accelerazione precauzionale dell’attività produttiva. Il rischio che le restrizioni al traffico marittimo lungo le rotte mediorientali si protraggano nei prossimi mesi ha infatti aumentato l’incertezza, spingendo diverse imprese resilienti ad anticipare la produzione e gli approvvigionamenti di componenti intermedi, mitigando così il rischio di futuri blocchi della catena logistica.

 “I dati del primo trimestre premiano la tenuta del nostro manifatturiero. La crescita del +2,3% è un segnale importante, ma le imprese restano in guardia: il conflitto in Medio Oriente alimenta un’incertezza globale che costringe a scelte prudenziali su costi e approvvigionamenti. Dietro la media regionale si nasconde però una regione a due velocità. Se le micro e piccole imprese volano e province come Alessandria e Biella corrono, alcuni distretti del nord soffrono. La nostra sfida immediata è intercettare queste asimmetrie, sostenendo in modo omogeneo la competitività e la tenuta di tutto il territorio. Solo muovendoci uniti, istituzioni e sistema produttivo, potremo trasformare questa capacità di adattamento in una crescita stabile e strutturale per il futuro del Piemonte” dichiara Gian Paolo Coscia, Presidente Unioncamere Piemonte.

Marco Montermini, Head of Corporate Nord Ovest di UniCredit afferma: “I dati presentati oggi – che dal nostro osservatorio privilegiato non possiamo che confermare – delineano un Piemonte resiliente e capace di innovare. Comparti come elettronica, aerospazio e agroalimentare si confermano motori di crescita, sostenuti da una competitività sempre più orientata ai mercati internazionali. UniCredit, anche grazie alla sua presenza paneuropea, continua a essere parte attiva di questo percorso, facilitando l’accesso al credito per le imprese del Nord Ovest e accompagnandole nei loro investimenti, fondamentali per accelerare i processi di transizione e rafforzare la competitività di una regione che possiede tutte le condizioni per affrontare con successo le sfide a venire”.

Andrea Perusin, direttore regionale Piemonte Sud e Liguria Banca dei Territori Intesa Sanpaolo, commenta: “Le nostre PMI stanno affrontando un contesto veloce, incerto e in continua trasformazione e Intesa Sanpaolo, come banca di riferimento per la crescita dei territori, le affianca in ogni situazione. Nel primo trimestre abbiamo erogato alle famiglie e alle imprese piemontesi circa un miliardo di euro. Oltre al credito, in questa fase, gli strumenti di finanza straordinaria che abbiamo sviluppato sono un elemento cruciale per la competitività delle PMI. Grazie al nostro modello di advisory integrato, unico nel panorama nazionale e che si rivolge a circa 850 Pmi suddivise tra le imprese clienti del Nord Ovest, offriamo nuovi strumenti per ponderare e cogliere le occasioni di investimento e di mercato. Dal 2020, sono state portate a termine operazioni di Corporate Finance per le piccole e medie imprese per circa un miliardo di euro”.

I segnali positivi registrati dall’andamento della produzione industriale del I trimestre 2026 si estendono anche agli altri principali indicatori congiunturali.

Nel complesso, il fatturato ha registrato una crescita del 1,8%, ma è la componente interna a fungere da principale motore, con un incremento su base annua del 2,6%, a fronte di una variazione sostanzialmente nulla (+0,1%) sul mercato estero. Gli ordinativi totali sono aumentati del 3,3% rispetto al I trimestre del 2025. Questo rialzo è attribuibile sia alle dinamiche registrate al di fuori dei confini nazionali, dove gli ordinativi hanno toccato il +3,6%, sia alla crescita segnata sul mercato domestico (+3,2%).

Il grado di utilizzo degli impianti, pari al 62,2%, risulta stabile rispetto allo stesso trimestre del 2025, periodo in cui era pari al 62,1%.

A livello settoriale, quasi tutti i comparti di specializzazione mostrano incrementi tendenziali della produzione superiori al 2%. Le uniche eccezioni sono rappresentate dalla meccanica, che cresce dello 0,7%, e dalla filiera del legno, che fa registrare una flessione dello 0,8%. I risultati più incoraggianti arrivano dal comparto dell’elettricità ed elettronica, in crescita del 3,3%, e da quello dei metalli, in aumento del 2,6%.

Si conferma inoltre fondamentale l’apporto fornito dall’industria alimentare, che cresce del 2,5%. Il settore dei mezzi di trasporto, che grazie all’aerospazio aveva chiuso il 2025 a +2,2%, mette a segno un incremento produttivo del 2,4% nei primi tre mesi del 2026. Analizzando le dinamiche interne a questa filiera, l’aerospazio conferma il trend positivo dell’anno precedente e la componentistica autoveicolare mostra un andamento sostanzialmente stabile, mentre la produzione di autoveicoli registra una netta inversione di tendenza con un balzo del +12,4%. La filiera tessile e la chimica/plastica infine registrano un’espansione rispettivamente pari a +2,2% e +2,1%.

L’incremento medio del 2,3% della produzione industriale riflette dinamiche positive registrate da tutte le classi dimensionali.

Il risultato migliore spetta alle piccole realtà (10-49 addetti), che mettono a segno un incremento del 4,2% rispetto al I trimestre del 2025. Buona è anche la dinamica realizzata dalle micro imprese (fino a 9 addetti), che registrano un incremento medio della produzione industriale del 2,4%. Di intensità inferiore alla media appaiono, invece, le variazioni dei livelli produttivi delle grandi – oltre 249 addetti – (+2,1%) e medie – 50-249 addetti – (+0,4 %) imprese.

I risultati territoriali appaiono invece eterogenei, mostrando una netta contrapposizione tra le aree in crescita e il nord della regione in sofferenza.

La provincia con la performance migliore risulta essere Alessandria, che cresce del 4,7% grazie al buon risultato delle imprese della chimica e della metalmeccanica. Segue Biella con un incremento del 4,5%, sostenuta dalla ripresa del comparto tessile. Il capoluogo regionale cresce del 3,5% spinto dai comparti dei mezzi di trasporto, dei metalli e dell’elettricità ed elettronica. Cuneo registra un incremento del 2,8% grazie alle industrie tessili, alimentari e meccaniche, mentre appare ancora debolmente positivo il risultato di Asti a +0,8%, territorio in cui il comparto delle bevande ha registrato un significativo +7,1% sull’analogo periodo del 2025. Al contrario, si posizionano in territorio negativo le altre realtà provinciali del nord del Piemonte. Vercelli arretra dell’1,4% a causa di tessile e rubinetteria, Verbania segna un -2,0% condizionata dalla metalmeccanica, mentre il risultato peggiore appartiene a Novara, in flessione del 2,9%, che ha visto cali in tutti i principali comparti a eccezione dell’alimentare.

 Permangono le preoccupazioni relative al futuro di breve periodo. L’indice sintetico che misura il clima di fiducia delle imprese piemontesi, pur mostrando un lieve miglioramento rispetto sia al trimestre precedente che all’analogo periodo del 2025, si mantiene ben sotto il 100, soglia che indicherebbe il prevalere degli ottimisti sui pessimisti.

L’impatto del conflitto in Medio Oriente

L’aggravarsi delle tensioni geopolitiche si conferma un fattore di criticità per il tessuto manifatturiero regionale, agendo come un moltiplicatore di incertezza che incide profondamente sulle dinamiche dei costi e sulle catene di approvvigionamento.

Dall’analisi sull’impatto del conflitto in Medio Oriente emerge un quadro di diffusa vulnerabilità: oltre il 60% delle imprese manifatturiere piemontesi dichiara un’esposizione indiretta al conflitto, legata principalmente alle fluttuazioni dei costi logistici, energetici e delle materie prime, mentre il 5% del campione presenta un’esposizione diretta in termini di flussi di import/export.

L’analisi dell’impatto sui diversi aspetti dell’attività aziendale evidenzia come la pressione si scarichi primariamente sui costi delle materie prime, con un’impresa su due che segnala un impatto significativo. Questa criticità è seguita a brevissima distanza dalla dinamica dei costi energetici, ambito in cui il 49% delle realtà rileva un impatto significativo, e dalle tensioni sui costi di trasporto e dei noli marittimi, che interessano il 35% delle aziende.

A fronte di questo scenario, la resilienza del tessuto imprenditoriale si traduce in azioni concrete: il 39% delle imprese ha già attivato, o prevede di farlo a breve, specifiche misure correttive. La strategia prevalente riguarda la revisione delle politiche di prezzo per compensare l’aggravio dei costi operativi; parallelamente, le aziende si stanno muovendo verso la diversificazione dei fornitori e il potenziamento dei livelli di magazzino, una misura precauzionale fondamentale per prevenire possibili rotture nelle catene di fornitura.

CONGIUNTURA IN PIEMONTE I TRIMESTRE 2026 v.2

Annalisa D’Errico

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