E’ il messaggio principale che ho portato in occasione della mia audizione alla commissione Attività Produttive della Camera. Come sta cambiando?
Negli ultimi 5 anni i valori medi unitari dell’export sono cresciuti di più di Germania e Francia: 16,5% rispetto a 13,9% e al 14,0%.
L’export è cresciuto a 624 miliardi (+100 miliardi rispetto al 2021) in particolare per quei prodotti che incarnano l’italian way of life: più 75% per l’abbigliamento, più 67,5% per la pelle, più 64,9% per il legno. Vanno bene anche quei prodotti che contengono un’alta concentrazione di innovazione: tra il 2019 e il 2022 l’export farmaceutico è cresciuto del 45,6%, la chimica del 40,1%, e l’Ict del 37% e questo significa che il made in italy è molto più plurisettoriale di prima.
Ma ci sono delle criticità alle quali mettere mano: infatti, se le imprese esportatrici di maggiori dimensioni aumentano (del 7,7%), diminuiscono invece quelle piccole. Le quali sono passate da 115mila a 110 mila tra il 2016 e il 2019 (-4,3%) e il loro contributo all’export scende dal 22,7% al 20,4%.
Negli ultimi 5 anni i valori medi unitari dell’export sono cresciuti di più di Germania e Francia: 16,5% rispetto a 13,9% e al 14,0%.
L’export è cresciuto a 624 miliardi (+100 miliardi rispetto al 2021) in particolare per quei prodotti che incarnano l’italian way of life: più 75% per l’abbigliamento, più 67,5% per la pelle, più 64,9% per il legno. Vanno bene anche quei prodotti che contengono un’alta concentrazione di innovazione: tra il 2019 e il 2022 l’export farmaceutico è cresciuto del 45,6%, la chimica del 40,1%, e l’Ict del 37% e questo significa che il made in italy è molto più plurisettoriale di prima.
Ma ci sono delle criticità alle quali mettere mano: infatti, se le imprese esportatrici di maggiori dimensioni aumentano (del 7,7%), diminuiscono invece quelle piccole. Le quali sono passate da 115mila a 110 mila tra il 2016 e il 2019 (-4,3%) e il loro contributo all’export scende dal 22,7% al 20,4%.
Inoltre, ci sono tra 44mila e 48mila imprese che hanno le carte in regola per farlo e non lo fanno. E’ importante questo dato perché se iniziassero ad esportare, il nostro commercio estero otterrebbe ricavi aggiuntivi tra i 40 e i 44 miliardi di euro. Non credo che possiamo concederci il lusso di rinunciarvi.
Da qui la proposta: consentire alle Camere di Commercio di supportare il grande tessuto imprenditoriale italiano fatto da pmi, nel percorso verso l’internazionalizzazione potenziando al contempo i desk per la tutela della proprietà intellettuale per la cui gestione già da tempo le Camere italiane all’estero si sono candidate.
Da qui la proposta: consentire alle Camere di Commercio di supportare il grande tessuto imprenditoriale italiano fatto da pmi, nel percorso verso l’internazionalizzazione potenziando al contempo i desk per la tutela della proprietà intellettuale per la cui gestione già da tempo le Camere italiane all’estero si sono candidate.
Giuseppe Tripoli – Segretario generale di Unioncamere
