Leone XIV: “Prima dei confini ci sono sempre le persone”
RIMINI – Cultura, economia, politica, fede, innovazione e grandi questioni internazionali tornano a incontrarsi al Meeting di Rimini, giunto alla sua 47ª edizione. Fino al 26 agosto, la Fiera di Rimini si conferma uno dei principali luoghi italiani di confronto e dialogo, attraverso incontri, testimonianze, mostre e approfondimenti dedicati alle grandi trasformazioni del nostro tempo: dalla pace alla convivenza tra i popoli, dall’educazione all’economia, fino alle nuove sfide poste dall’innovazione e dalla tecnologia.
Nato nel 1980, il Meeting per l’amicizia fra i popoli ha costruito negli anni uno spazio nel quale esperienze, culture e sensibilità differenti possono confrontarsi, mettendo al centro la persona e la sua capacità di costruire relazioni. Una vocazione che assume un significato ancora più forte nell’attuale scenario internazionale, segnato da guerre, tensioni geopolitiche, disuguaglianze e profonde trasformazioni sociali.
L’intervento del Pontefice in Fiera
Il momento centrale dell’edizione 2026 è stato la visita di Papa Leone XIV, sabato 22 agosto: il ritorno di un Pontefice al Meeting a 44 anni dalla presenza di Giovanni Paolo II. Arrivato alla Fiera di Rimini nel pomeriggio, Leone XIV ha attraversato i padiglioni, visitato alcune mostre e incontrato anche i più giovani nel Villaggio Ragazzi, prima dell’atteso intervento nel Grand Auditorium.
Un’accoglienza particolarmente calorosa ha accompagnato il passaggio del Papa all’interno della Fiera, trasformando la sua presenza in uno dei momenti più partecipati dell’intera manifestazione.
Nel suo discorso Leone XIV è partito proprio dal significato profondo del nome della manifestazione, sottolineando come, nell’attuale momento storico, emerga con ancora maggiore evidenza la forza profetica dell’espressione “Meeting per l’amicizia fra i popoli”.
Al centro delle parole del Pontefice, la necessità di opporre alla logica dello scontro una cultura dell’incontro, della responsabilità e della misericordia. Un messaggio rivolto non soltanto alla comunità cristiana, ma alla società nel suo complesso, chiamata a non rassegnarsi a un mondo nel quale conflitti e contrapposizioni rischiano di diventare la normalità.
Particolarmente significativo il richiamo alla centralità della dignità umana: «Prima dei confini ci sono sempre le persone», ha affermato Leone XIV, richiamando la responsabilità di guardare alle grandi crisi internazionali partendo dall’uomo e non esclusivamente dagli interessi, dalle appartenenze o dalle divisioni geopolitiche.
Il Papa ha inoltre richiamato l’eredità educativa di don Luigi Giussani, indicando la necessità di non fuggire dalla realtà, ma di affrontarla e trasformarla attraverso un impegno concreto. Da qui l’invito rivolto ai partecipanti: “Fratelli e sorelle, assumiamoci adesso questa responsabilità, che è impegno con Cristo e impegno con il nostro mondo!”.
Un’attenzione particolare è stata dedicata ai giovani, indicati come protagonisti di una speranza capace di guardare oltre le paure del presente. Un messaggio che si inserisce pienamente nello spirito del Meeting: costruire luoghi nei quali le nuove generazioni possano incontrarsi, interrogarsi sul futuro e diventare parte attiva della società.
Un luogo di incontro oltre le differenze
La presenza di Leone XIV rafforza così il significato di un Meeting che, attraverso il confronto tra esponenti delle istituzioni, della cultura, dell’economia, dell’impresa, della scienza e del mondo religioso, continua a proporsi come laboratorio di dialogo e di costruzione del bene comune.
In una fase storica caratterizzata da nuove divisioni e dalla crescente difficoltà di trovare spazi di confronto, Rimini rilancia un messaggio semplice ma impegnativo: le differenze non devono necessariamente trasformarsi in contrapposizioni.
Ed è forse proprio questa la chiave di lettura più attuale dell’edizione 2026: rimettere la persona al centro, recuperando il valore dell’incontro e della responsabilità individuale e collettiva.
Le parole di Papa Leone XIV ne hanno rappresentato una delle espressioni più forti. Perché costruire la pace, come emerge dal suo intervento, significa prima di tutto ricostruire relazioni, riconoscere la dignità dell’altro e creare occasioni nelle quali persone e popoli possano tornare a parlarsi.
È questa la sfida che il Meeting di Rimini continua a portare avanti: trasformare l’incontro in dialogo, il dialogo in responsabilità e la responsabilità in una possibilità concreta di futuro.

