mercoledì, Settembre 16, 2026
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Occupazione e politiche migratorie di Giuseppe Tripoli

Le previsioni occupazionali a medio termine mostrano che da qui al 2027 il fabbisogno occupazionale di imprese e pubblica amministrazione sarà di 3,8 milioni di lavoratori e che la gran parte di questa occupazione – il 72% – sarà per turnover.
A fronte di questa domanda dobbiamo fronteggiare l’allarmante invecchiamento dell’Europa e dell’Italia e invertire il processo di denatalità è certamente indispensabile, ma i risultati arriveranno solo nel medio-lungo termine. Perciò sopratutto oggi gli immigrati rappresentano anche una risorsa fondamentale.
I dati Excelsior diffusi oggi confermano che le imprese hanno una forte necessità di mano dopera che può essere assicurata solo dagli stranieri: nel 2022 le imprese italiane hanno programmato 922mila assunzioni di immigrati, 250mila in più rispetto al 2021 e quasi 295mila in più rispetto al 2019.
Il Documento di economia e finanza mette, inoltre, in correlazione debito pubblico e presenza di lavoratori immigrati: un aumento di circa il 30% di ingressi di migranti porterebbe a una consistente riduzione del debito pubblico nei prossimi decenni, come mostra il grafico qui sotto tratto proprio dal DEF.
È importante perciò che le scelte sulle politiche migratorie siano inquadrate anche nella prospettiva della crescita economica del Paese e che, in generale, esse vadano ripensate proprio alla luce delle trasformazioni demografiche in atto, considerando l’immigrazione un fenomeno di lunga durata.
L’UE deve volgere sguardo e risorse al Mediterraneo e all’Africa, come nel recente passato ha fatto anche con la Turchia riguardo alla rotta balcanica. In questione c’è il futuro dell’Europa non solo quello dell’Africa.

Giuseppe Tripoli – Segretario generale di Unioncamere

 

 

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