Per la competitività prioritario alleggerire il peso della burocrazia, di Andrea Prete

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La mancanza di certezze è ormai un elemento strutturale a livello globale ma gli italiani sono abituati a lavorare di creatività. Già dopo lo scoppio della guerra Russo-Ucraina abbiamo mostrato una grande capacità di flessibilità e di resilienza.

A riprova di questa situazione parlano le buone performances conseguire sui mercati internazionali e anche gli andamenti migliori, per quanto via via flettenti, ottenuti sul versante del Pil che continuano ad essere superiori rispetto a quelli della Germania e della media europea.

Ancora oggi esiste circa un quarto di imprese che hanno aspettative di miglioramento della loro situazione economica per il 2024, per quanto prevale largamente una sensazione di stabilità per il prossimo anno e non possiamo nasconderci che c’è un certo deterioramento
del loro sentiment.

La resilienza che possiamo definire “permanente” del nostro paese deriva da indubbi aspetti di flessibilità produttiva che spesso faticano ad essere pienamente compresi dagli osservatori internazionali. Il nostro è infatti un paese diverso e diversificato nei motori di sviluppo rispetto ad altre realtà con le quali ci confrontiamo, come ad esempio la Germania.

Una base produttiva manifatturiera che negli ultimi anni, si è largamente riorganizzata, per quanto permangono aspetti di debolezza, e un settore dei servizi che pure ha dimostrato dinamiche interessanti, specialmente nelle recenti performances del turismo.

Certo però non ci possiamo nascondere i punti di criticità, che l’incertezza acuisce. L’aumento del costo del denaro, frutto delle politiche di rientro dell’inflazione, sta colpendo diverse realtà imprenditoriali, in particolare quelle più dipendenti dal finanziamento bancario e di piccole dimensioni. Abbiamo poi ancora un grave macigno che grava su tutti rappresentato dalla burocrazia elefantiaca che rappresenta un vincolo da rimuovere.

E’ essenziale semplificare tutte quelle procedure che ancora oggi frenano il fare impresa in Italia e che sono vissute come un fardello troppo pesante soprattutto dai più giovani che vogliono mettersi in proprio: ben 7 imprese under 35 su 10 vedono nella burocrazia l’ostacolo maggiore all’utilizzo delle risorse del PNRR.

In una fase come l’attuale occorre mettere rapidamente mano a questi aspetti per evitare che gli importanti segnali positivi degli ultimi anni possano essere ridotti, se non addirittura vanificati.

Andrea Prete, Presidente Uniocamere