giovedì, Settembre 10, 2026
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Sviluppo internazionale post-Covid e riscoperta dei distretti industriali

Le nostre imprese stanno approfittando di questo scenario, è un grande 2021 per le esportazioni

C’è una frase molto nota dello storico Carlo Maria Cipolla che dice: “Gli italiani sono abituati fin dal medioevo a produrre cose belle che piacciano e che quindi si vendano fuori dai confini”.

Andando su internet però la frase si trova integrata con il riferimento alla produzione che avviene “all’ombra dei campanili”. Al di là della purezza della citazione questa aggiunta è sintomatica del fatto che buona parte delle esportazioni dei beni Made in Italy è stata il frutto di sistemi produttivi locali specializzati in cui convivono cooperazione e competizione, i cosiddetti distretti industriali, così ben descritti nelle loro caratteristiche socio-economiche da Giacomo Becattini, tanto che alla fine degli anni novanta del secolo scorso lo stesso Becattini pubblicava un volume dal titolo emblematico: “Distretti industriali e made in Italy. Le basi reali del rinnovamento italiano”.

Erano gli anni in cui si discuteva di un “effetto distretto” sulle nostre esportazioni, evidenziato da una indagine della Banca d’Italia coordinata dall’attuale Direttore generale Luigi Federico Signorini. Più recentemente gli effetti territoriali sulle esportazioni sono stati misurati da vari contributi tra cui quello di Marco Pini, economista senior presso il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, che ha verificato il nesso tra un mix di fattori socio-territoriali e lo sviluppo delle esportazioni.

Nel frattempo i sistemi distrettuali si sono evoluti, si sono create complesse interazioni di filiera a partire dalle matrici territoriali. Poi è arrivato il Covid che ha dato una bruttissima battuta di arresto al commercio internazionale. Ad aprile 2020 le attese per la fine dell’anno erano molto pessimistiche, ma il rimbalzo dopo giugno ha decisamente cambiato intonazione, per cui oggi la situazione è orientata all’ottimismo e per l’anno in corso la World Trade Organization (WTO) prevede una crescita di quasi l’11% rispetto all’8% stimato lo scorso marzo, e una prosecuzione della crescita del 4,7% per il 2022.

Le nostre imprese stanno approfittando di questo scenario: nei primi otto mesi del 2021 le esportazioni sono aumentate di oltre il 22% e si è ripreso un sentiero di crescita anche rispetto al 2019, tanto che le valutazioni più accreditate parlano a fine anno di un valore superiore ai 500 miliardi di Euro, un tetto mai raggiunto!

Ma cosa sta accadendo per le economie distrettuali? Considerati da molti una superata e romantica forma del passato questi sistemi locali stanno manifestando un rinnovato attivismo. Per l’ultimo Monitor-distretti di Intesa-San Paolo nel primo semestre 2021 l’export di queste aree ha registrato una crescita di quasi il 28% rispetto allo stesso periodo del 2020, e di circa un punto percentuale in più rispetto al primo semestre 2019. È un ottimo risultato anche considerando che diversi distretti hanno una forte specializzazione nel settore moda, uno di quelli che ha maggiormente sofferto per la pandemia perdendo complessivamente nel 2020 quasi il 20% dell’export. Il recupero è diffuso in tutti i territori: su un totale di 158 distretti monitorati dalla ricerca, 101 nel secondo trimestre sono già oltre i livelli del 2019.

I distretti si caratterizzano per un complesso intreccio di rapporti di subfornitura articolati in più ampie filiere. Il lockdown dello scorso anno ha interrotto questi flussi. Gli effetti complessivi sono stati molto forti al punto che le recenti valutazioni del Centro Studi Tagliacarne sul valore aggiunto provinciale ci dicono che le province in cui più consistenti sono stati i lockdown hanno perso di più in termini di prodotto. Molte di queste province hanno una forte presenza distrettuale. Ma al contempo questa stessa presenza ha consentito una maggiore capacità di reazione: secondo un indicatore composito, elaborato dallo stesso Centro studi, nel primo semestre 2021 molte province a maggior effetto di lockdown produttivo manifestano le migliori performance di ripresa, un rimbalzo (e non solo) largamente attribuibile alle buone performance sui mercati internazionali.

La pandemia ha avuto come effetto anche l’accorciamento delle catene di subfornitura.

ISID

Uno dei punti di forza dei sistemi distrettuali è di avere filiere di fornitura più corte, in altri termini la subfornitura di prossimità rimane un fattore competitivo nei distretti: i fornitori sono molto più vicini ai committenti di quanto avviene altrove (mediamente 116 km vs 157), se si aggiunge che le imprese dei distretti sono molto più radicate territorialmente e in genere più attente alle due sfide green e digitale, ne emergono tanti elementi per ritenere che, pur a distanza di molti anni, i sistemi distrettuali, per quel loro impasto di componenti economico e sociali, continuano a disporre di fattori competitivi importanti per il futuro.

“Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”, il postulato fondamentale della fisica di Lavoiser sembra valere quindi anche per i sistemi distrettuali dove, pure se non c’è più l’ombra dei campanili, si continuano a organizzare produzioni che “piacciono e si vendono fuori dai confini”, dimostrando che la formula distrettuale, aggiornata con le implicazioni di filiera, è una modalità competitiva ancora attuale per i nostri sistemi territoriali, che si è evoluta e rafforzata e quindi richiede una nuova e più attuale attenzione da parte delle policy di sviluppo, anche nello scenario del Recovery Plan.

di Gaetano Fausto Esposito, Direttore Generale Centro Studi delle Camere di Commercio “Guglielmo Tagliacarne” e docente di Economia Politica all’Universitas mercatorum. Autore di numerosi saggi e volumi sui temi dell’economia finanziaria e dello sviluppo, dell’economia industriale e dei processi di internazionalizzazione delle imprese. Attualmente mi occupo del ruolo dei processi fiduciari nello sviluppo economico e di economia della sostenibilità istituzionale. Recentemente ho pubblicato Lockdown/Upside dpwn. Società ed economia globali in ripartenza, Fralerighe, e Come un salmone che risale la corrente. Elzeviri per un capitalismo globale più umano, Bruno Mondadori.

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