“Attrarre sviluppo”

La nuova internazionalizzazione tra catene globali del valore e reshoring delle produzioni: Rapporto CER – Centro Europa Ricerche

di Gaetano Fausto Esposito, Segretario Generale di Assocamerestero

Come è cambiata negli ultimi anni l’economia mondiale? Qual è lo scenario competitivo in cui si inserisce il nostro paese e quali le sfide che si pongono per una nuova e diversa azione di sostegno per lo sviluppo internazionale? Questi gli interrogativi sono stati al centro della discussione condotta lo scorso 19 aprile all’Unioncamere per la presentazione del Rapporto del Centro Europa Ricerche su “Attrarre sviluppo”.
Il quadro che ne emerge è molto diverso da quello su cui siamo stati abituati nell’ultimo decennio: i tradizionali processi di acquisto e vendita tra singoli paesi, oramai hanno ceduto il passo a complessi fenomeni di ripartizione di fasi produttive tra aree del mondo, secondo la logica della creazione di “catene globali del valore”, in cui c’è non solo lo scambio multilaterale di merci e prodotti, ma più complessi flussi di connessione di specifici compiti produttivi, di know how e di persone e in cui le nuove tecnologie di comunicazione e di relazione contribuiscono a ridefinire continuamente lo scenario di riferimento.
Per dirla con una espressione di un noto economista internazionale Richard Baldwin, siamo entrati già da tempo nella fase del secondo unbundling delle produzioni, in cui – a differenza della prima fase – ciò che conta non sono tanto i minori costi di produzione, ma la capacità di sfruttare i vantaggi offerti dalle nuove capacità di connessione della rete e dallo sviluppo dei trasporti. Non viene meno l’importanza dei processi produttivi localizzati, ma anzi emerge una diversa esigenza di personalizzazione delle produzioni, in cui locale e globale si mischino vicendevolmente dando luogo a nuove combinazioni e a nuove opportunità.
Accanto a questi fenomeni assistiamo anche un processo definito di reshoring delle produzioni, ossia di rientro nei paesi di origine di fasi di processi produttivi che nel passato erano state portate all’estero, in particolare in paesi caratterizzati da minore costo della manodopera, e che adesso ritornano nei territori di origine, per sfruttare meglio i vantaggi di conoscenza e di fattori terziari maturati nelle economie più avanzate.
In questo complesso quadro si trova il nostro paese, in cui si sono fatti notevole passi avanti nell’apertura ai mercati internazionali, ma il cui coinvolgimento in questi processi è minore rispetto ai nostri principali competitor, ed in particolare (per rimanere in Europa) rispetto alla Germania, con la quale abbiamo un comune una forte presenza industriale.
Pochi numeri stanno a dimostrarlo: l’indice di partecipazione dell’Italia alle catene globali del valore negli ultimi anni è passato dal 27 al 36 per cento, ed il contenuto di valore aggiunto italiano nei prodotti esportati è sceso dall’82 al 73 per cento.
Ciò significa che oggi vendiamo all’estero una maggiore percentuale di prodotto fatto fuori dall’Italia, a dimostrazione di una più alta partecipazione ai processi di globalizzazione, ma non riusciamo ancora a sfruttare tutte le opportunità, e non solo perché abbiamo una maggiore quantità di imprese mediamente più piccole, ma soprattutto per effetto di diversi ritardi nell’utilizzo dei servizi avanzati, soprattutto in quelli di rete.
Al contempo stiamo sperimentando significativi episodi di ritorno in Italia di fasi produttive, prima esternalizzate in altri paesi del mondo, specialmente nei settori considerati più caratterizzanti del made in Italy, ed infatti la principale motivazione al riguardo è nella volontà di sfruttare meglio e di più il vantaggio del “country of origin effect”, e che per noi si traduce nella messa a valore negli elementi di ordine immateriale ed emozionale che connotano il made in Italy.
Maggiore valore della relazionalità in termini di processi produttivi, nuova personalizzazione dei prodotti e valorizzazione degli elementi territoriali richiamano la necessità di concepire nuovi prodotti di promozione per l’estero e soprattutto una diversa architettura dei soggetti su cui poggia questa promozione.
Serve sempre più un approccio multilaterale e di rete, per supportare le nostre aziende a interagire in un contesto globale, in cui flussi di esportazione, di importazione e di reimportazione si combinano vicendevolmente e secondo un approccio di multilateralità. Qui emerge quindi tutta la potenzialità di ruolo e di azione per il network delle Camere italiane all’estero, che per sua natura è una rete multilaterale operante nel mondo, con forte caratterizzazione territoriale e che quindi si pone – oggi ancora di più che nel passato – come un network di riferimento per una diversa e più forte sussidiarietà nelle politiche per l’internazionalizzazione, in coerenza con le attuali tendenze della globalizzazione.


 

“Attracting development”

The new internationalization between global value chains and reshoring of production: Report by the ERC – European Research Centre

How has the world’s economy changed over the last few years? What is the competitive scenario in which our country can be placed and what are the challenges for new and different activities in support of international development? These are the questions that were central to the discussion that took place on 19 April at Unioncamere (Italian Union of Chambers of Commerce), for the presentation of the Report by the European Research Centre on “Attracting development”.
The picture that emerges is very different from the one we have been accustomed to over the past decade: the traditional buying and selling processes between individual countries have now given way to complex phenomena of distributing production phases between the various areas in the world, based on the logic of creating “global value chains”. In these, there is not only the multilateral exchange of goods and products, but more complex flows connecting specific production tasks, specific know-how and people and in which new communication and relational technologies help to continually redefine the scenario of reference.
To say it in the words of a well-known international economist, Richard Baldwin, some time ago we entered the phase of the second unbundling of production, in which – unlike the first phase – what matters is not so much the lower production costs, but the ability to make use of the advantages offered by the new network connection and transport development capabilities. The importance of localized production processes is not affected, but rather, a different need to personalize production emerges, in which global and local mix with each other, resulting in new combinations and new opportunities.
Alongside these phenomena, we also witness a well-defined process of reshoring of production, or of a return to the countries of origin of production processes that had been taken abroad in the past. In particular, these were taken to countries with lower labour costs and are now returning to their territories of origin, in order to make better use of the advantages of knowledge and of tertiary factors accrued in the most advanced economies.
Our country finds itself in this complex framework, in which considerable steps forward have been taken in opening up to the international markets, but with less involvement in these processes compared to our main competitors, particularly (in Europe) compared to Germany, with whom we have a strong industrial presence in common.
A few numbers demonstrate it: the participation index of Italy in the global value chains over the last few years passed from 27 to 36 percent and Italy’s value-added content in exported products dropped from 82 to 73 percent.
This means that today we sell a larger percentage abroad of products made outside of Italy, demonstrating greater participation in globalization processes. However, we are still unable to take advantage of all the opportunities and not just because we have a greater number of companies that are smaller on average, but especially as a result of various delays in using advanced services, especially network services.
At the same time, we are experiencing significant episodes of production phases returning to Italy, which had first been outsourced to other countries in the world, especially in the sectors considered most characteristic of the Made in Italy brand. In fact, the main motivation in this regard is the desire to make better and greater use of the “country of origin effect” advantage, which, for us, translates into enhancing the immaterial and emotional elements that signify the Made in Italy brand.
Greater value of relationality in terms of production processes, new personalization of products and highlighting the value of territorial elements all point to the need to formulate new promotional products for abroad and above all different architecture of the entities on which this promotion rests.
A multilateral and a network approach is increasingly needed, in order to support our companies in their interaction in a global context, in which export, import and reimport flows are combined mutually and according to a multilateral approach. Thus, all the potential of role and action for the Italian Chambers of Commerce abroad emerges here. By its very nature, it is a multilateral network operating in the world, with strong territorial characterisation that therefore presents itself – now even more than in the past – as a network of reference for a different and stronger subsidiarity in internationalization policies, consistent with the current globalization trends.