Industria alimentare: fiore all’occhiello, più che mai, del made in Italy

L’Italia ha il primato mondiale in fatto di salute della popolazione, raggiunto recentemente nella classifica di 163 Paesi del Global Health Index. E ha il primato nella Comunità per numero di certificazioni ufficiali di prodotti tipici.
Sono traguardi straordinari. E sono legati entrambi a una cultura dell’alimentazione, a una ricchezza e qualità di offerta che il mondo ci invidia e che merita rispetto.

Questo patrimonio, unito all’impegno degli operatori, ha consentito all’industria alimentare del Paese di “esorcizzare” in gran parte il peso della lunga crisi economica. Una crisi ormai decennale, che ha finito col creare nel Paese una specie di “nuova normalità”, e ha pesato inevitabilmente sulle vendite alimentari. Le quali, non solo si sono ridotte, ma hanno rivelato con grande chiarezza, secondo le ultime rilevazioni, la polarizzazione dei consumi: testimoniata dall’aumento, da un lato, dei prodotti premium e, dall’altro, dei low cost. Il che significa, in sostanza, l’avanzare di un fenomeno sociale allarmante, come lo schiacciamento del ceto medio.

Ma si diceva che l’industria alimentare è riuscita a “esorcizzare” la crisi. L’ha fatto soprattutto con i progressi dell’export, che si sono tradotti in un differenziale di 51 punti tra la dinamica delle esportazioni del settore, nel periodo decennale di crisi 2007-2017 (+75,7%), e quelle aggregate del Paese (+24,7%).

E’ necessario però che questo sostegno continui, in un Paese come il nostro, gravato ancora, malgrado i recenti progressi, da un PIL 6 punti sotto il livello pre-crisi. I rischi di guerre commerciali che si stanno delineando gelerebbero la ripresa dei commerci internazionali che si è finalmente riaffacciata. E gelerebbero la rincorsa di un Paese che rimane in coda ai tassi di sviluppo europei.

Le potenzialità del food and beverage nazionale sono enormi: devono continuare a fare da traino per l’Italia. Vogliamo ricordare un fatto recente: la ripresa dell’export di comparto in Russia. Che ha segnato nel 2017 un progresso del +27,9% sull’anno precedente, a dispetto del pesante embargo sui prodotti alimentari scattato nel 2014. E’ una testimonianza ulteriore, emblematica, della diffusa predilezione per la nostra offerta. E dell’assoluta necessità di preservare contesti di mercato trasparenti e aperti.

di Luigi Scordamaglia, Presidente Federalimentare 

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Food industry: flagship, more than ever, made in Italy

Italy has the world record in terms of health of the population, recently reached in the ranking of 163 countries of the Global Health Index. It also has the primacy in the Community for the number of official certifications of typical products.

These are extraordinary goals. And they are both linked to a culture of nutrition, to a richness and quality of supply that the world envies and deserves respect.

This heritage, together with the commitment of the operators, has allowed the food industry in the country to “exorcise” to a large extent the weight of the long economic crisis. A decade-long crisis, which ended up creating a kind of “new normalcy” in the country, and inevitably weighed on food sales. Which, not only have been reduced, but have revealed with great clarity, according to the latest findings, the polarization of consumption: evidenced by the increase, on the one hand, of premium products and, on the other, low cost. Which means, in essence, the advance of an alarming social phenomenon, like the crushing of the middle class.

But it was said that the food industry was able to “exorcise” the crisis. This was mainly due to the progress of exports, which resulted in a differential of 51 points between the dynamics of exports of the sector, in the 10-year crisis period 2007-2017 (+ 75.7%), and the aggregate Country (+ 24.7%).

It is however necessary that this support continues, in a country like ours, still burdened, despite recent progress, by a GDP 6 points below the pre-crisis level. The risks of commercial wars that are taking shape would freeze the resumption of international trade that has finally re-emerged. And they would freeze the run-up of a country that remains in line with European growth rates.

The potential of national food and beverage are enormous: they must continue to drive for Italy. We want to remember a recent fact: the recovery of the sector’s exports to Russia. Which in 2017 marked an increase of + 27.9% on the previous year, despite the heavy embargo on food products taken in 2014. It is a further, emblematic testimony to the widespread preference for our offer. And the absolute need to preserve transparent and open market environments.