Internazionalizzazione 4.0 per continuare a vincere la sfida dell’export

Buone notizie sul fronte delle previsioni del commercio internazionale: secondo lo studio di Prometeia nel 2018 le nostre esportazioni aumenteranno del 5,5%, per stabilizzarsi al 5,3% nel 2019. Dati rilanciati recentemente anche dall’Istat con riferimento all’andamento dell’interscambio complessivo di ottobre, che fa segnare, per i primi 10 mesi dell’anno, una crescita tendenziale del 7%, con un avanzo per i prodotti più strettamente riconducibili al Made in Italy di oltre 64 miliardi di euro. L’Italia continuerà a poter approfittare di questa situazione?

La domanda induce a interrogarci su come si sia evoluto nel tempo il modello di presenza internazionale e su come noi ci posizioniamo secondo le tendenze più recenti.

Lo sviluppo all’estero nasce sotto forma di esportazione e, successivamente, con l’internazionalizzazione 2.0 si è evoluto attraverso gli investimenti e le presenze dirette all’estero (con processi di delocalizzazione), guidate sostanzialmente da convenienze di costo.
Ma quando i prodotti diventano contenitori di saperi e di know how ciò che li rende unici è la loro capacità di differenziarsi incorporando conoscenze e competenze di vario tipo e allora tendono ad affermarsi abilità neo-artigiane. Negli anni più recenti c’è stata la valorizzazione e la crescita di una miriade di nicchie globali e la progressiva frammentazione della produzione, ormai sempre più “globale”.

Sono emerse catene globali del valore con la costruzione di filiere complesse, che ricompongono le competenze produttive, in cui il ruolo delle aziende sub-fornitrici viene valorizzato a seconda della posizione (a monte o a valle) svolta nella catena produttiva. Anche il nostro Paese – grazie a una forte tradizione di sub-fornitura – si è posizionato in questo percorso, con diversi casi di successo.

Alla fine la globalizzazione non tende a uniformare tutto (secondo la logica di una “multinazionalizzazione” esasperata e unificante), ma spesso conduce a valorizzare le differenti culture e si caratterizza per la compresenza di due principi opposti: tribalismo e globalismo, perché i cittadini globali da un lato sono fruitori di una cultura complessiva, ma dall’altro vivono in maniera rafforzata (e sotto molti versi controbilanciata) la cultura tradizionale. E da questa interconnessione “fluida” spesso scaturiscono nuove idee e realizzazioni.

Per cogliere le opportunità dobbiamo passare a un’internazionalizzazione 4.0 che possiamo definire delle catene glocali del valore, dove lo sviluppo internazionale dipende sempre dalla collocazione nella filiera e catena del valore, ma quest’ultima si compone attraverso la valorizzazione di competenze locali e globali, per “mettere a valore” tutte le risorse e le abilità esistenti sui territori del mondo.
La nuova frontiera può essere definita e-mondialization perché richiede l’interazione tra reti virtuali digitali e la capacità delle persone.

La e-mondialization si basa su forme di customisazion glocale, ossia sulle capacità delle community virtuali, ma anche di quelle personali, di dare valore ai fenomeni produttivi, in cui gli aspetti produttivi e di servizio – relativi al versante dell’offerta – si combinano e si fondono con gli input, le proposte e le valutazioni dei consumatori/utilizzatori, in un processo che valorizza il ruolo delle comunità che interagiscono a rete e sulla rete: e qui entra in gioco anche il contributo delle reti etniche esistenti nel mondo.

Il nostro Paese sarebbe nelle migliori condizioni per poter sfruttare questa nuova fase, traendo vantaggi dalla crescita del commercio mondiale, per la diffusa presenza di imprese basate sui territori, per la flessibilità produttiva di cui ha dato prova nei decenni, per la capacità di trasformare creatività in prodotti concreti. Infine per l’esistenza di consistenti reti etniche presenti all’estero, sia nelle forme storiche, che in quelle più recenti della nuova emigrazione intellettuale, molto spesso aggregate dalle Camere di commercio italiane all’estero.

Ma perché queste potenzialità si traducano in effettività serve una più forte e diffusa capacità di utilizzare le reti digitali ai fini produttivi: guardiamo ad alcuni grandi bacini di consumo, utilizzando le informazioni fornite dalla stessa Prometeia: il 30% dei consumatori cinesi effettua acquisti digitali almeno una volta, in Regno Unito e in Giappone siamo vicini al 40%, in Russia e Brasile siamo al 40%. Inoltre nei mercati in sviluppo la maggioranza della popolazione è rappresentata dai nativi digitali (sotto i 30 anni) e la percentuale dei giovani che va sistematicamente on line è di circa il 90%.

La “e” della nuova globalizzazione deve essere colta nella sua rilevanza. È qui che siamo ancora indietro ed è proprio qui che l’internazionalizzazione 4.0 si salda con Industria 4.0, ossia con la spinta ad adottare forme di produzione (oltre che di commercializzazione) a maggiore contenuto digitale, sfruttando tutte le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie.

Il governo ha fatto di questa una forte priorità e ha agito bene, perché solo così sarà possibile non favorire tanto il consolidamento della presenza internazionale anche delle nostre imprese più piccole ma già presenti all’estero, quanto anche agganciare la vasta platea di quanti hanno potenzialità di essere presenti sui mercati più distanti e in tal modo potrebbero essere in grado di trasformare delle aspirazioni in concreta presenza.

di Gaetano Fausto Esposito – Segretario Generale di Assocamerestero

Gaetano Fausto Esposito, economista si occupa di analisi economica e dei processi di internazionalizzazione delle imprese. È autore di numerosi saggi sui temi che riguardano i regimi capitalistici, l’economia finanziaria e dello sviluppo, l’economia industriale, l’analisi economico-territoriale e dei processi di internazionalizzazione delle imprese. Già direttore dell’Area Studi e ricerche dell’Istituto Guglielmo Tagliacarne, componente dell’Unità di valutazione degli investimenti pubblici e docente di Economia applicata in diversi Atenei, attualmente insegna presso l’Università telematica Universitas mercatorum ed è Segretario Generale di Assocamerestero (l’Associazione delle Camere di Commercio Italiane all’Estero).